Estetica Gioconda #1: il pomodoro

Eccoci qua con una nuova scoppiettante rubrica, che ha lo scopo di permettere a chi la legge di parlare di arte senza fare figure di merda. Dato che le mie competenze in campo storico-artistico sono, se non drammaticamente insufficienti, quantomeno arrugginite, la prendo più larga possibile, così ripassiamo insieme qualche concetto di base.

Con “la prendo più larga possibile” intendo che, almeno per adesso, non parleremo di opere d’arte, ma di una cosa apparentemente più semplice.

Questo è un pomodoro.
Penso che chiunque mi stia leggendo ne abbia assaggiato uno almeno una volta nella vita. Come saprete, esistono due “definizioni” di pomodoro. Per un botanico, e per la botanica in generale, viene definito “frutto” l’ovario delle angiosperme (in sostanza, la parte che contiene i semi, e che serve alla pianta per riprodursi), quindi un pomodoro è incontrovertibilmente un frutto.
Se però analizziamo il pomodoro dal punto di vista culinario, e quindi in relazione alla cultura alimentare del posto in cui viviamo oggi, il pomodoro viene principalmente usato come ortaggio, nella preparazione di sughi, stufati, contorni, salse. Il suo ruolo “culturale”, diciamo, è indipendente della definizione botanica: il pomodoro è un frutto, ma noi ce ne freghiamo e lo trattiamo da ortaggio. La stessa cosa vale, per esempio, per le melanzane o i peperoni. Stesso oggetto, definizioni e ruoli diversi.

Ma cosa succede quando, anziché avere una definizione rigorosa e scientifica (come quella botanica) e una culturale e dipendente dal contesto (come quella culinaria), per qualcosa abbiamo solo definizioni culturali? Ebbene, succede quello che succede all’arte, che non solo fa fatica a definire se un oggetto è arte oppure no, ma fa fatica pure a definire sé stessa, perché “arte” è un concetto che varia a seconda di tempo e luogo. Se il piccolo Paolino si tinge una mano e stampa la sua impronta su un foglio, gli diciamo bravo perché sta imparando forme espressive. Se lo fa su un muro, magari gli facciamo notare che ritinteggiare costa. Mo’ pensate un secondo, invece, a cosa è successo quando il primo Neanderthal ha dipinto la forma delle sue mani su un muro.

Visionario! Genio! Capolavoro!
Certo, non appena il secondo Neanderthal ha disegnato delle gazzelle usando uno stecco e della polvere qualcuno probabilmente avrà detto “sì, ok, carino, ma la vera arte è quella che si fa con le mani, questa con gli stecchi la saprei fare anche io”, ma su questo discorso ci torniamo in seguito.

Il concetto che mi preme fissare in questo primo appuntamento è questo: l’arte, a differenza del pomodoro, non ha una definizione scientifica universalmente accettata (“frutto”, perché è la parte della pianta che contiene i semi) e una culturale (“ortaggio”, perché il modo in cui lo usiamo è lo stesso di altri ortaggi e non il modo in cui usiamo la frutta), ma ha solo definizioni culturali. Una più ampia (ma sempre legata al tempo e al luogo in corso), e una più particellare rispetto a ogni singola opera. L’arte non “esiste” in natura, è un prodotto dell’uomo, che a seconda del luogo e del periodo prova a definire “cosa significa arte” e “cosa è considerato arte qui e ora”. Inoltre, come ulteriore ostacolo, c’è il fatto che l’arte – in quasi tutte le sue definizioni – ha una matrice estetica, ossia (semplificando molto) è fatta per esprimere e suscitare emozioni. E il modo in cui proviamo emozioni è una delle cose più soggettive del mondo: se un’opera ci procura un piacere viscerale, o ci fa schifo al cazzo non ci emoziona per niente, la definizione di arte (o eventuali critiche all’opera stessa) potrebbe esserci superflua, dal nostro punto di vista di fruitori. Un po’ come per i pomodori, che ci ostiniamo a mettere nei sughi e non nelle macedonie.

Adesso vi starete chiedendo: “ma quindi come facciamo a capire se una cosa è arte oppure no…?”
E la risposta è: ve lo dico la prossima volta. Forse. Intanto fatemi sapere se questa rubrica v’intriga, v’indigna o vi lascia del tutto indifferenti.
Insomma, intanto ditemi se vi piace o no!


Nota: l’esempio del pomodoro viene da un video di Ian Danskin, che parla appunto di definizioni di arte e di contesti culturali. Video completo qui.

One thought on “Estetica Gioconda #1: il pomodoro

  1. Grande Marco! Continua pure, ché ogni tuo intervento è sempre un piacere per occhi e mente!

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